29 set 2008

26 set 2008

Grado spot


Negli anni '60 c'e' stata in Italia l'invasione della musica rock e della musica beat, con il nascere ed il proliferare di una miriade di gruppi musicali.
Durante quel periodo Grado ha vissuto una entusiasmante stagione musicale per qualita' e sostanza, e nei numerosi locali notturni dell'isola si suonava ogni sera musica dal vivo.
Nel febbraio del 1967 nell'ormai mitico Cinema Marocco si e' svolta una manifestazione-gara musicale denominata "II^ Rassegna Beat Bandiera Gialla".
Ecco una foto di archivio con il gruppo "RT Beat":
(partendo dalla sinistra) Pietro Gregoris ed Ellis Olivotto alla chitarre elettriche; Giovanni Pinatti e Mauro Troian voci soliste, Aldo Tognon voce e chitarra basso; Dario Francioni (seminascosto) alla batteria.

19 set 2008

Universi Paralleli











Premessa:
In questi ultimi anni la fantasiosa teoria degli "universi paralleli" sta' cominciando a dimostrarsi realta'. Cerchiamo assieme di vedere se anche Grado ha creato i suoi "universi paralleli"-----


“ Le due finestre “

Ecco, ancora quell’ultima finestra e poi per oggi avrebbe finito; la stanza dell’ufficio del sindaco era gia’ messa bella in ordine.
Antonia faceva quell lavoro, e cioe’ le pulizie degli uffici del municipio, da quasi trent’anni e tra un paio di settimane, proprio per Pasqua, sarebbe andata finalmente in pensione.
Mentre stava pulendo i vetri aveva dato uno sguardo attraverso la finestra… al di la’ delle folte chiome verdi dei pini marini si poteva vedere tutto il golfo, con il mare luccicante del sole prima del tramonto: in lontananza si intravedevano solo un paio di motoscafi ed una nave, presumibilmente una petroliera, vista la sagoma.
Anni prima certamente si sarebbe potuto vedere la nutrita flottiglia dei pescherecci che, levati gli ormeggi ed usciti dal porto, raggiungevano la zona di mare prescelta per la pesca di quella giornata.
La pesca ha da sempre rappresentato la ricchezza per il paese; una fonte di guadagno per pescatori, ristoratori, cuochi, camerieri e tutta la catena del’indotto che ne deriva (cantieri, negozi, etc.). E non solo: anche la normale vita quotidiana ruotava intorno alla pesca, con i pescatori soggetti alle leggi delle delle maree, delle lune, di venti, dei temporali … e la vita del paese pulsava con il battito di questi cuori, con i loro umori, i sentimenti e con le loro anime.
Oggigiorno ormai sono sempre meno i pescherecci rimasti in attivita’: non c’e’ rimasto molto da pescare !
Proprio di fronte a quell’ ufficio del sindaco, oltre il corridoio, c’era una finestra che dava sulla piazza antistante il municipio, con di fronte la vista della canonica e, piu’ dietro e seminascosta, della basilica con il suo alto campanile.
Una volta la piazza era sempre un brulicare di gente, indaffarata o meno, che approffittava dell’ombra e della frescura del verde e dei grandi alberi che la riempivano quasi tutta, mentre adesso si potevano osservare solo dei rari passanti. Il verde era stato sradicato, gli alberi erano stati abbattuti e tutto lo spiazzo era stato pavimentato con del marmo; cosi’ d’estate sembrava di stare in un forno, con il sole cocente che batteva a martello, mentre d’inverno il gelido vento di bora rendeva il marmo ancora piu’ freddo e glaciale, sconsigliando qualsiasi persona a mettervi il naso …
La canonica ormai decadente e trasandata era adesso silente, quasi abbandonata; non c'era piu' l'andirivieni delle donne ed il vocio dei bambini. Non piu’ un punto di incontro, di ritrovo e di speranze terrene … laddove era la basilica a raccogliere quelle piu’ spirituali.
A mettere insiemi questi questi due mezzi universi erano i cosiddetti “grandi avvenimenti”: le varie festivita’, le sagre o feste di paese, i matrimoni, i battesimi, i funerali … allora si, il tutto diventava un unico mondo, un unico universo.
Comunque anche per oggi Antonia aveva finito il suo lavoro e, mentre stava per chiudere la porta , per un attimo gli venne da osservare che da quelle due finestre si poteva “vedere”, si poteva “sentire” e capire tutta la vita del paese… e l’ufficio del sindaco era stato messo proprio la’, in mezzo: chissa’, forse una strana coincidenza o forse no !
Mente si incamminava per il lungo corridoio, Antonia penso’ che per il pranzo di Pasqua era il caso di prenotare il tavolo al ristorante con un certo anticipo: le previsioni dicevano che per quella domenica ci sarebbe stato il sole e bel tempo …
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Chissa’ in quale ristorante di un Universo Parallelo sara’ adesso Antonia a godersi il suo pranzo di Pasqua…
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17 set 2008

Grado spot



Da Giovanni Marchesan "Stiata"
ecco un'altra breve storia ...



Gno nona me conteva che un serto Giovanni Marchesan, morto ormai da ani e ani, una sera dei Santi ’l s’ha rabiao co’ la femena perché la veva vista preparâ i lumini pe'i morti (se meteva l’ogio inte'i bicieri co’ un stopìn in meso). "Fémena, lassa stâ quî lumini! Ai morti no ’i ocore ninte oramai. Pensa pitosto ai vivi e co’ quel ogio fà un bon boreto !" "Ma Giovani, vemo senpre fato cussì e anche i nuni dei nostri nuni i feva cussì; no se deve lassâ pêrde le tradissiòn!" Ma no xe stao ninte de fâ: ninte ogio per i morti. Giovani el veva anche rason; infati miseria no ne mancheva, tanto che i sùrisi i vigniva fora dei armeri de la cusina co’ le làgreme inte'i oci. La fèmena l’ha dovùo ubidî e per quel ano i morti no i ha vuo i lumini. Quela sera i Marchesan i ha magnao un boreto comò che Dio comanda e, dopo vê pregao el rosario, i xe ’ndai in leto. Verso mesanote ha scuminsiao un sbatèo de porte e de scuri, un câge de tecie in cusina, biceri e cìchere che i coreva pe'l pavimento... Insoma: un finimondo, tanto che Giovani co’ la fèmena e i màmuli i ha dovùo alsâsse de'l pagiòn e vignî zò in strada. E che gera? Gera el Strànsito, i morti in processiòn, che se vendicava co’ elo ! Eh, no se deve mancâ de rispeto ai morti ! E in casa dei Marchesan, dopo quela volta, per i Santi, prima vien l’ogio pe'i morti e dopo quel pe'i vivi!

13 set 2008

Grado spot

Il nostro scrittore Domenico Marchesini (1850-1924)
ci racconta una storia sulla Grado antica ...
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“ Gravo antigo “

De Gravo antigo la so storia ciara
Gnissun la sa e la savarà per mai
E tra quii che no cree me meta a gara.
Co le marine mundi deslargae
Qua gera de eia nome la fortessa
Sul più levoso a giusta veritae;
Cu dise che ebia qua dao zoso i fundi
Cu, che de più 'l mar s'ebia solevao,
Comò se veghe infora piere afundi.
Ma co più sigurtae se sa de quando
Gera Atila a destruzeh Naquilea
Che a Gravo i Patriarchi 'i aveva brando,
Lafe, e che se poi ben mostrah col dea
Che in Ciesa tanti i so ossi'i li ha sepulti
E 'l so palasso che 'ncuo 'l ze in bareo.
Sora tante urne e sparse antichitae,
Sto Gravo 'l veva più de vinti ciese,
E donca j se poi dih: gera çitae:
Che per ben creeh, ve basta ghitahj vardo
A tante fondamente, in mar fondae
Co de San Vio Grisoveno e Gotardo.
Ze nato puo Venessia, e i patriarchi
Eia ne ha tolto e i siuri del paese
E'I megio e'I bon, co le galie so barchi.
De i primi di che Gravo j comandeva
Puo 'la ze deventagia so parona
E de San Marco 'l lion ne governeva.
Da quii di in qua, più sempre descagiando
'L ze 'ndao perdando case e anche marine
Per via de 'l mar e de omini 'l comando.
Za prima co i vigniva da l'uriente,
Stao travagiao da i Greghi e Turchi in guera
'L ze, e sachizao, destruto da oltra zente.
Che infin, da quii de Franza e dai Anglisi
Co i bastiminti ze stao bombardao:
Che col dahj luogo puo qua e 'sti parisi
'L ne ha brusao Canonega e l'Ufissio
Co duti i libri e carte che spiegheva
De Gravo sin al buo 'sto malifizio:
Comò, se cussi tresca 'ste ristie
Fa a dih: "da qua tre seculi, siguro,
Dute 'ste case no sarà più in pie. "
Ma a viveh sin quel tempo no me bramo!
Se sa, che a dihve he co sinçeritae
Za a st'ora, la gno vita me fa gramo:
Che a duol tra i veci va 'vanzando etae
Che voi canui, voi orbi e despussinti
E a fah magnah panà co cage i dinti.
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10 set 2008

Grado spot



“La festa del Giovedì Grasso”

La festa del Giovedì Grasso, che si teneva in Piazzetta S. Marco, era una festa celebrativa di un'importante vittoria della Serenissima Repubblica, contro il patriarca Ulrico, devoto dell' imperatore, a causa di una bolla del Papa Adriano IV che assegnava tutta la Dalmazia al Patriarcato di Grado.- Approfittando della guerra in corso tra Venezia e le città di Padova e Ferrara, Ulrico, aiutato da feudatari della Carinzia e del Friuli, assalì la città di Grado e costrinse alla fuga il patriarca Enrico Dandolo.

Il Doge Vitale Michiel II non fece passare molto tempo per riparare l'oltraggio, puntò la potente flotta veneziana verso Grado, sconfiggendo il povero patriarca Ulrico e i dodici feudatari ribelli, annientando così tutto il loro orgoglio.- Condotti a Venezia, per intercessione del Papa, furono rilasciati, ma Venezia chiese come risarcimento che ogni anno per il Giovedì Grasso il Patriarca di Aquileia mandasse ai veneziani un toro e dodici maiali ben pasciuti.- Gli animali venivano accolti quindi come prigionieri in Palazzo Ducale, posti sopra a delle ricostruzioni lignee rappresentanti i castelli friulani .- Tale onore era affidato alla Corporazione dei fabbri, assistiti da quella dei macellai (becheri) che poi li macellavano per tutto il popolo veneziano: dal nobile al condannato; da qui nasce il detto veneziano: "tagiar la testa al toro" (che significa togliere di mezzo gli ostacoli.. finire in maniera definitiva un problema), poiché con il taglio netto della testa del toro era posta la fine dello spettacolo.-
Nel 1420 questa usanza fu abolita quando il Friuli passò sotto la dominazione di Venezia in quanto la festa si era trasformata in gioco senza malizia che durò fino alla fine della Repubblica e della sua origine storica rimase solo la partecipazione del doge.- La festa del Giovedì Grasso trovava il suo culmine nelle acrobatiche imprese di funanboli che eseguivano le loro imprese.- Il famoso "volo del Turco" spettacolo che si tenne per la prima volta nel 1548 da un equilibrista turco (da qui il nome) che con bilanciere in mano salì camminando su una fune da una barca in mezzo al bacino S.Marco sino alla cella del campanile di S.Marco.

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05 set 2008

Grado spot

Frammento di una antica mappa ...

02 set 2008

Grado spot



Il gradese Domenico Marchesini ("Menego Picolo") ci tramanda questa storia ...

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" Dona mare mia benedeta ! "

Da ano in qua oben e despuo sie misi cô v’he mandao, ze che no he ‘buo e no sè nuove de voltri e gni pussuo saveh ninte de Gravo.- Siben che no son purassê indalunzi, ma istesso me par qua a Naquilea de d’esseh in cavo ‘l mondo! comò che pitosto bramaravo de murih coninco de fah ‘ncuo cussì la massera !
Basta a dih, la veritae che ze za da mundi albe che no cato posso no de dì e gni de note, per tante faighe che me toca paih: che per fin he scugnuo anche a fah de furlana co ‘l lavorah int’i campi, senza de manco dihve che ogni mantina dalongo dismiziagia nanzi che lieva ‘l sol, me toca a caminah più de do mje pe ‘ndah a pozzo a urihme tre o quatro sege de aqua, igiahmela in cavo sola, puo, ‘mpigiah ‘l fogo, cuoseh ‘l cafè, vistih i mamuli e i fantulini che i ze duti malusai e figoti; e cussì, sempre int’un sempre int’un duta la zornâ intrega !
E co duto che travagio tanto, no sento nome che bruntulii e remproviri e no vego nome che visi ‘mpustumai del paron e de la parona e de duti ‘i oltri che vien per casa: freli suore nievi cugniai zarmani e de ogni covo del so parentao, che duti i me comanda e me maltrata.-
Me no posso più sueseh ! Son doboto morta !
Donca, mare mia benedeta lievéme de ‘sti turminti; mandej dih al barba o a l’amia che i vegna a tohme.-
Vogio vignih a Gravo ! sì a Gravo, a casa mia !
Son Vostra figia, che pianze.
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- ‘buo = avuto – voltri = voialtri
– gni = né – pussuo = potuto
– bramaravo= bramerei – coninco = che non
– massera = donna di servizio
–cato posso = trovo riposo
– paih = patire – scugnuo = dovuto
– dalongo = subito - dismiziagia = appena alzata
– do mje = due miglia – urihme = attingermi
– sege = secchie – igiahmela = alzarmela
– ‘mpigiah = accendere -mamuli = bambini
– figoti = viziati – intrega = intera
– ‘mpustumai = imbronciati – freli = fratelli
– sueseh = resistere – amia = zia

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