26 mag 2011

Grado spot

Josef  Maria Auchentaller




video by: Andreasmaleta

15 mag 2011

GR@DO elezioni

DOMENICO MARCHESINI
(Menego Pìcolo)  1850-1924






       " Del Partio "


                                    Se drio 'l merito al compenso
                                    la razon metessa in s-ciera
    quanti mati e de bon senso
    cambiarave 'ncuo la siera ?
Quanti speta che 'l Partio
li fà digni insigni e doti ?
No 'i varave tanto sbrio
gni de gripia i vanti noti
se razon ben destinguessa
pro de 'l ben le macarele;
no sarave tanta feça
e inturbiah de le buèle !
No malvagi e buni a ninte
tal vegui per bravi e santi
mentre quisti drio le quinte
ze de ergastolo birbanti !
Quanti sì a la carivola
che 'ndarave o a fah i fachini
se la luse o megio scuola
fòssa, e senza vil lichini ?!


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28 apr 2011

Saluti da Grado

      
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6 apr 2011

GRADO - FESTIVAL DELLA CANZONE GRADESE 2011



1* Premio Giuria Internazionale al Festival della Canzone Gradese



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2 apr 2011

GRADO, 2 aprile 2011

" 45^ Festival della Canzone Gradese"

1* Premio della Giuria Internazionale:


...the original track:


           
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23 feb 2011

Grado, 29 giugno 1810


Open publication

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9 feb 2011

Grado spot



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31 gen 2011

Grado spot




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21 gen 2011

GRADO, estate 2010




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14 gen 2011

Grado spot



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11 gen 2011

Grado spot



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5 gen 2011

Grado, estate 2010

                           In t’un momento


Sòn tornao a caminà sora le vecie piere pe’ là de le cube,
in mezo a ‘l sighèo liegro de i fantulini che zòga,
tra i balaùri e le càneve.
      E’ de novo caminao sora i marmi e i mosaiçi de i nobili romani
      e de i sacri patriarchi e, in tè la penonbra e ‘l fresco de la Ciesa,
      è sintîo i antighi canti e le preghiere dîte sotovoze
           de le vecie co’l sial nero.


De sora de ’l reparo, son tornao a vèghe ‘l golfo e ‘l sò mar,
un prao de blù co’ miera de vele dute colorae;
quel mar grando che de ‘l Oriente  ‘rivèva i grandi barchi
carghi de anfore piene de gran, de ogio e de spèssie;
quel mar che ‘l portèva fresca bava liziera e grandi tenporai,
o che de ‘ndola spuntèva le nere vele de i pirati Saracini.

È bevuo un bicier de vin co’ i amissi in ostaria,
in mezo a ‘l fumo e a la confusion de mile discursi,
in mezo a canti stonài e ‘nbriaghi de fumo e de vin
e co’l sighèo e ‘l biastemà de’l zogà a carte o de la mora.

Co’ la batèla è velisao inte ’l mezo de ’l paluo pe’ vèghe i casuni,
le vale, i arzeni de fango e le seràgie, i tamarisi e i fiuri de tapo,
le sgarzète bianche e i sievuli che sòlta.

...ma, in t’un momento, un rèfolo de vento fredo ‘l m’à comò svegiào
e i mie oci à visto un mondo scuro, fermo, silensioso e muto
quasi comò ‘l fôssa distuao.

E cussì xe restào anche ‘l gnò cuor ...


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29 dic 2010

Universi Paralleli



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26 dic 2010

Grado spot



foto originale di: Ennio Lugnan

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22 dic 2010

GRADO, Natale 2010




Il racconto di Natale

Il film dello spettacolo pomeridiano era finito: era la vigilia di Natale e non ci sarebbe stato lo spettacolo serale perchè quella sera tutto il paese sarebbe andato alla messa di mezzanotte.-   Gli ultimi spettatori erano usciti frettolosamente ed erano corsi verso casa, al calduccio; le luci del cinema erano già tutte spente.
La sera era ormai calata, il cielo era terso e c’era un freddo vento di tramontana, l’aria era diventata quasi gelida ed anche il nero scialle di lana non le bastava più per ripararsi dal freddo.
Filomena, anzi ‘Mena, così come ormai tutti la chiamavano fin da bambina, vendeva caldarroste da moltissimi anni ed il posto davanti al cinema era divenuto come una sua proprietà. Quella sera aveva tenuto acceso giusto un piccolo pezzo di carbone per mantenere in caldo qualche castagna che forse un ultimo avventore avrebbe comperato prima di tornare a casa, ma oramai sulla via non c’era più nessuno, era rimasta solo lei e così decise che era ora di tornarsene a casa, dove avrebbe consumato la sua frugale cena di sempre e poi si sarebbe preparata per andare in chiesa per la messa di mezzanotte.
Aveva appena cominciato a raccogliere le sue cose quando ad un tratto qualcosa le bloccò il polso sinistro e lo strinse talmente forte che il dolore le corse lungo tutto il braccio, in alto quasi fino al collo; Filomena si voltò e, con suo grande stupore, vide che una persona le stava tenendo fermo il braccio con la sua mano...
“Buonasera signora Filomena” ... l’uomo era vestito in maniera stranamente elegante per quel posto, quasi dovesse andare ad una festa ... indossava un bel vestito scuro da ricevimento con camicia bianca e farfallina e, per coprirsi dal freddo, una mantellina scura foderata di raso rosso; aveva i capelli lisci pettinati all’indietro tutti pieni di brillantina.
Accanto a lui c’era una giovane signora, anche lei molto elegante, dall’aria distinta e dallo sguardo molto dolce; pure lei indossava un lungo bianco mantello tutto bordato di soffice pelo di volpe e con un largo cappuccio che lasciava intravvedere appena i suoi capelli biondi dorati.
“Ci potrebbe dare un po’ delle sue caldarroste ? “ ...
Filomena prontamente raccolse tutte le sue ultime caldarroste e le mise nei cartocci, giusto due cartocci... “ ecco, queste sono le ultime che ho, ma sono ancòra ben calde... “
“Bene, bene... quanto le devo signora ? “...    Filomena pensò per un attimo e poi rispose: “...nulla signore, proprio nulla... oggi è la vigilia di Natale e quindi voglio farvi un mio regalo... non mi dovete niente.”
“...La ringrazio molto signora Filomena, lei è una persona molto buona e gentile... e le sue castagne sono proprio squisite ! ... Adesso noi dobbiamo andare, ma di sicuro ci rivedremo molto presto... le auguro una buona serata ed un Buon Natale !”
I due si allontanarono velocemente e mentre scomparivano nel buio sembrava come stessero danzando.

Tutto era accaduto in un attimo e così in fretta che Filomena non aveva avuto il tempo di pensare a nulla, ma adesso, pian piano, le era venuto su un pensiero: “ ma certo, si... quei due assomigliavano tantissimo a Fred Astaire e Ginger Rogers... ne aveva visti di film con quella coppia e certamente non si stava sbagliando.
Poi, velocemente, iniziarono a venirle su altri pensieri, altre emozioni, come se fosse tornata indietro nel tempo, quando era molto giovane, quando il suo cuore era preso nel turbinio della gioia, dell’allegria e dell’amore.
E nei suoi occhi cominciarono a scorrere di nuovo le immagini dei tanti e tanti film che aveva visto in quegli anni ed i titoli e i nomi sulle locandine e sui tabelloni appesi ai muri del cinema:  Dancing Lady, Ziegfeld follies... Sangue e arena, Zorro... Via col vento, L’ammutinamento del Bounty... Il prigioniero di Zenda, Scaramouche...  e Fred Astaire, Ginger Rogers... Tyrone Power, Rita Hayworth... Clark Gable, Vivien Leigh... Stewart Granger , Deborah Kerr ...


Il freddo si era fatto più intenso e l’aria era diventata gelida, ma Filomena non si muoveva... le immagini dei film continuavano a correre nei suoi occhi mentre risuonavano ancora ed ancora le musiche delle colonne sonore, le canzoni e le voci dei suoi attori preferiti.
No, quella sera là, per la prima volta in tanti anni, non sarebbe andata alla messa di mezzanotte: se ne sarebbe rimasta lì, davanti al “suo” cinema... in fondo tutto era tranquillo, il cielo era sempre più chiaro e non faceva per niente freddo...
L’indomani, il giorno di Natale, la giornata sarebbe stata splendida.


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16 dic 2010

Grado spot

= Domenico Marchesini      "Mènego Pìcolo" =
 (1850-1924)




Canto de inverno




De inverno la neve
La giassa e la buora
Ze un ben - gargun beve -
Ma ‘l vaga in malora !


Perchè la bondanza
De quii che ha canpagna,
De noltri la pansa
No gode cucagna;


Ma aval che i figiuoli
Vol dih provedenza
…Senza esse fazuoli
Gni pan drento in crensa…


Per nò ze busia
Del cielo sta late
Se i gransi a l’umbria
No move le zate.
Si, qua pe ste scale
Vol vele e vol arte
E per manizahle
‘L maltempo desparte !


Bendonca, brameno
‘L bontempo in sta piassa,
e al Limbo mandeno
la buora e la giassa.

*             *            *

5 dic 2010

Grado spot




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Grado spot

ecco il link:

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25 nov 2010

Universi Paralleli

                           “ 2012
 Il temporale imperversava incessantemente da un paio d’ore sulla laguna e sull’isola di Barbana, con la pioggia battente  mista a grandine, il vento forte e gli ininterrotti lampi seguiti dal cupo rombo del tuono… ma tutto questo non sembrava distrarre per niente  padre Augusto che, nella sua piccolo stanzetta adiacente l’ingresso della torre campanaria, era completamente assorto nel cercare di decifrare quanto era scritto su di una piccola e talmente sottile tavoletta di legno che sembrava quasi un papiro egizio.
Mancavano pochi giorni al Natale e quindi il maltempo ed i temporali facevano tranquillamente parte della stagione, non c’era niente di che preoccuparsi...
Gli strani disegni colorati sulla tavoletta non erano proprio un mistero per padre Augusto in quanto nella sua gioventù, prima di prendere i voti e farsi frate, aveva frequentato delle scuole per lo studio delle lingue antiche, ed una sua passione erano state proprio le lingue delle antiche civiltà  Maya precolombiane.
Qualche settimana prima un suo vecchio amico di studi ed ora suo confratello in un convento di una lontana cittadina nella regione dello Yucatan era giunto a Roma  per una visita al Papa e, nel suo viaggio di ritorno verso il lontano centroamerica, aveva voluto fare una sosta a Barbana per ritrovare il vecchio compagno di scuola e, soprattutto, per portargli quell’antica tavoletta Maya.
“…carissimo Augusto, ho trovato questa tavoletta, questa specie di papiro, in mezzo ad un vecchio libro tutto impolverato nella piccolo biblioteca del nostro convento…  ho provato a tradurre cosa ci fosse  scritto sopra e, con mia grande sorpresa, vi ho trovato segnate anche le parole “ Madonna + isola + Barbana ”… ho cercato di continuare nella traduzione ma non sono riuscito a fare un granchè e così ho pensato che solo tu, che sei in ritiro su quest’isola da molti anni e sei stato il  migliore negli studi, probabilmente saresti riuscito nell’impresa di decifrare e trascrivere questo antico testo Maya…”
Dopo diversi giorni di studi e letture di antichi libri padre Augusto aveva cominciato la difficile impresa di tradurre quelle antiche ed oscure frasi … ma quella sera, mentre era assorto nella sua lettura aiutato dalla fioca luce di una lampada ad olio qualcuno bussò alla porta, e dallo spioncino quasi gridò: “…padre Augusto ! noi tutti ci ritiriamo nelle stanze dei piani superiori ! …la marea stà salendo e c’è il pericolo dell’acqua alta ! “
Padre Augusto quasi non si voltò, e rispose con voce calma ma ferma “… grazie fratello Corrado, ne terrò conto… starò all’erta… e sia fatta la volontà del Signore…”, quindi tornò ad interessarsi a quelle due ultime righe così difficili da decifrare…
“ u-tu-pa CHIT?/YAX-HUN-na u-KOHAW-wa ya-AJAW-K'AK' K'INICH-K'IN?-AJAW 3-?-ti-K'UH 1-AJAW-wa CHAK-OTOT-ti CHAK-nu-ku CHAN-na-T245 WAK-a-a-CHAN-na u-ku-nu-li “
Non sembravano voler dire un qualcosa legato alle frasi che le precedevano… o forse si ?
Aveva provato e riprovato a capire, a dare un senso a quei segni, ma non riusciva a trovare il bandolo della matassa, la giusta via mettere assieme quelle parole e qundi risalire al loro vero significato:
“  la montagna d’acqua #  il settimo cielo rosso  #  fuoco dal mare #
 # rombo del tuono  # 2012 la…??? Universo # il Silenzio # “

Mentre era assorto in questi suoi pensieri, ad un tratto un tuono più forte degli altri lo scosse e gli suggerì di vedere se il temporale stesse passando o meno…
Dalla finestra, grazie alla luce dei lampi che illuminavano a giorno tutta l’isola, riuscì a vedere che l’acqua della laguna lambiva ormai la scalinata della chiesa … grosse nubi nere viaggiavano veloci e vorticose nel plumbeo cielo ed una violenta grandinata si era unita alla ininterrotta pioggia battente… si potevano vedere anche diversi grossi alberi spezzati o sradicati dal vento,
che era aumentato ancora di intensità e faceva suonare la campana con lenti e cupi rintocchi …
Padre Augusto decise di tornare al suo lavoro ma, ad un tratto, sentì un violento colpo ed il vetro della finestra volò in mille pezzi,  una raffica di vento entrò nella stanza e rovesciò la lampada ad olio sulla tavoletta Maya che prese fuoco quasi immediatamente.
Stordito da quanto stava accadendo, cercò inutilmente di spegnere quel fuoco ma fù invano: l’olio della lampada si era incendiato ed aveva ormai bruciato e distrutto totalmente la tavoletta ed anche il foglio dove c’era scritta la traduzione incompleta del testo: non avrebbe mai potuto sapere il significato di quelle ultime righe della tavoletta Maya …
A quel punto padre Augusto decise che forse era il momento di seguire il consiglio del confratello padre Corrado e, dopo aver versato un pò d’acqua su quanto restava della tavoletta uscì dalla sua stanza e si incamminò velocemente verso i piani superiori del convento dove certamente già si trovavano i suoi confratelli.
Nel salire le scale cercò di ricordare la parte del testo che era riuscito a tradurre, anche se ancora non riusciva proprio a metterne a fuoco il significato:
“ # l’Isola Sacra # Vergine Madonna e lacrime # Fiore Bianco calpestato # Paradiso violato # anime corrotte # denaro, cupidigia, imbroglio # …” 
No, non sarebbe mai riuscito a venirne a capo… ormai oltretutto la tavoletta Maya era andata distrutta… non c’era più nessuna possibilità. 

Intanto il temporale era divenuto violentissimo, quasi come un uragano, con il vento che soffiava sempre più forte, l’acqua della laguna che continuava a salire, la pioggia e la grandine sempre più violenta, e, mentre un sordo rumore cominciava a diffondersi nell’aria, tutto cominciò a tremare,  come se stesse arrivando un grande terremoto …   

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18 nov 2010

Universi Paralleli


“GRADO,   29 giugno 1810”

Durante la notte le due navi erano giunte al largo dell’isola, silenziose e non avvistate, ed allo spuntare delle prime luci dell’alba avevano iniziato il cannoneggiamento.
Il vascello da guerra “Mercure”, agli ordini del comandante in capo Sir Fainney, ed il brigantine di supporto “Cerberus”, agli ordini del capitano Armand, potevano agire indisturbati in quanto da terra non c’era nessuna risposta al loro fuoco ed eventuali rinforzi per il nemico non sarebbero mai potuti arrivare prima del calare della notte…
Dopo meno di un’ora il bombardamento terminò e, calate le scialuppe di bordo, un centinaio di soldati in pieno assetto di guerra raggiunsero in breve la spiaggia ed il pontile in legno, che portava all’ingresso del paese, senza incontrare resistenza alcuna.
Gli antichi bastioni e le mura di difesa della piccolo cittadella erano quasi completamente distrutti e gli indifesi abitanti del paese erano certamente rinchiusi e nascosti nelle poche case ancora rimaste in piedi trà la varie rovine, mentre i soldati della piccolo guarnigione di difesa erano stati subito fatti prigionieri.
Il comandante Fainney era sceso a terra assieme ad un cupo personaggio… si trattava di un alto ufficiale dei servizi segreti di Sua Maestà, sir Nicholas Greener, il quale si era fatto subito accompagnare nel palazzo del Municipio.
Dopo circa un’ora, l’ufficiale ne era uscito assieme a due strani personaggi, che avevano con se un paio di faldoni ripieni di documenti …
“Comandante Fainney … le presento i signori Peter Geary e Hal Bernie, sono i nostri amici e collaboratori … è grazie alle loro precise informazioni che siamo riusciti ad avvicinarci all’isola alla giusta distanza per poterla cannoneggiare senza finire nel fango e nelle secche… e sono loro che ci hanno segnalato i punti deboli delle difese nemiche…
quindi li affido a lei, che li prenderà sotto la sua protezione e farà in modo che nessuno possa creare loro alcun problema o li possa toccare, altrimenti lei ne risponderà di persona e sinanche con la sua vita !
Questi due gentiluomini  sono stati davvero preziosi e ci hanno reso  un grande servigio !
...ah, un’altra cosa: dia disposizione ai suoi uomini di bruciare tutti i documenti e le carte che si trovano nell’archivio del municipio, tutto deve essere messo a fuoco e ridotto in cenere...”
”Ma, sir Greener..., quei documenti sono la storia del paese, in quelle carte c’è scritto tutto quanto è accaduto su quest’isola nel corso degli anni !”
“...appunto! ci sono delle cose e dei nomi troppo compromettenti e di ciò non deve rimanerne traccia alcuna ... mi sono spiegato ? “
Il comandante Fainney riusci a trattenere a stento un gesto di stizza e quindi rispose con voce sommessa: “...certamente sir Greener, i suoi ordini saranno eseguiti... sono a completa disposizione del volere di Sua Maestà.”
Mentre, a bordo di una scialuppa, stava tornando a bordo della sua nave, il comandante Fainney osservava l’alta colonna di denso fumo che avvolgeva il municipio in fiamme e le rovine dei bastioni diroccati e delle case semidistrutte ...
Fino a poche ore prima quel piccolo paese gli era apparso come una cosa unica, con il mare ed il cielo azzurro di quel meraviglioso golfo e di quella splendida laguna che lo circondava tutto...
In tanti anni di navigazione non aveva visto mai niente di più bello e, se poteva dargli un nome, una definizione, l’unica che gli veniva in mente era una sola:
certamente quell’isola era stata “ la Perla dell’Adriatico” ...

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ASTROLABIUS:
per ricreare lo SpazioTempo Originale bisogna cliccare
qui: ==>> "Storie de Gravo"
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8 nov 2010

Grado spot


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2 nov 2010

Universi Paralleli


L’archivio

I due gendarmi austriaci sembravano un pò spaesati in quell’ufficio mentre osservavano i grandi scaffali in legno massello intagliato dell’archivio sui quali, ben allineati, si trovavano dei grandi faldoni ripieni di documenti ed una serie di cassetti con ognuno ben disegnato sopra una lettera dell’alfabeto.
Una grande lampada ad olio pendeva dal soffitto ed incombeva su tutta la stanza, oltremodo poco illuminata da una sola finestra.
Al centro, attorniato da qualche sedia, c’era un grande tavolo in legno massiccio scuro con sopra alcuni calamai di vetro ed alcune penne d’oca per scrivere.
“ Ecco il signor Bruno, il nostro capo dell’Archivio della Podesteria  ...”
La voce della signora Graziella, impiegata in quell’ufficio da più di trent’anni, non tradiva emozione alcuna nel parlare con i due gendarmi.
Il signor Bruno, il capo responsabile dell’ufficio, era un signore alto, di media corporatura, i capelli bianchi così come la sua barba, gli occhi chiari ed uno sguardo aperto e sorridente: i suoi quasi settant’anni  non li dimostrava proprio.
“In cosa vi posso aiutare gentili signori ?...” disse, rivolgendosi con garbo ai due gendarmi...
Uno dei due, in uno stentato italiano, rispose: ”...cerchiamo questo, vogliamo la sua scheda...” e mostrarono un foglietto con su scritto un nome :
SEBASTIANO SCARAMUZZA.
Il signor Bruno, dopo un attimo di esitazione, rispose con calma serafica: “...Oh, la cosa sarà facile ed anche difficile da trovare, cioè facile perchè basterà guardre in archivio sotto la lettera “S”, ma difficile perchè in questo piccolo paese ci sono un centinaio di persone con il cognome Scaramuzza e decine con il nome Sebastiano.”
Detto questo si avviò verso uno scaffale dell’archivio, prelevò un gran faldone con sopra disegnata la lettera “S”, sfilò anche il cassetto con la lettera “S” e mise il tutto sopra il grande tavolo... “ ecco, lor signori, fate tranquillamente con il vostro comodo e se vi serve un aiuto chiedete pure alla signora Graziella, io sarò di ritorno tra non molto in quanto ho una pratica urgente da svolgere ...”
I due gendarmi austriaci, biascicato qualcosa di incomprensibile nella loro lingua, iniziarono subito a scartabellare tra le schede ben ordinate ed ai fogli ingialliti dal tempo.
Quando, dopo circa un’oretta, il signor Bruno rientrò nell’ufficio, trovò i due gendarmi, sconsolati e con il muso lungo, seduti in un angolo della stanza mentre, sparpagliate e miscugliate su tutto il tavolo, le schede anagrafiche ed i fogli del faldone facevano bella mostra di sè.
“Ma cosa succede ? ...cos’è tutto questo disordine ? ...avete trovato quanto cercavate ? “
“No, signor capo responsabile... come diceva giustamente lei, di Sebastiano Scaramuzza ce ne sono a decine ma quello che cercavamo noi non c’è, o comunque non siamo riusciti a identificarlo... se magari lei ci potesse dare una mano... se riuscisse a trovare la sua scheda...
Vede, si tratta di un rivoltoso, di un sovversivo, un pericoloso rivoluzionario che trama contro il nostro impero! ...i suoi scritti stanno infiammando il popolo locale ed i patrioti ribelli... e noi abbiamo l’ordine di trovarlo e di arrestarlo !”


“ Oh, guardate, se non avete trovato la scheda in questo archivio non credo proprio io vi possa essere di aiuto... i miei paesani sanno distinguersi tra loro usando dei soprannomi, dei nomignoli, dei modi di dire particolari... noi qui all’anagrafe registriamo solamente i nomi legali di battesimo, le date di nascita o di morte, la residenza e così via, non è nostra competenza scrivere altri tipi di informazione...”
“Se non ci sono altre cose, vi auguro una buona giornata.”
I due gendarmi austriaci, dopo aver detto un grazie stentato al signor Bruno ed alla signora Graziella, si allontanarono scuotendo il capo, sconsolati e delusi.
Appena i due gendarmi furono usciti dalla stanza, il capo archivista si diresse verso gli scaffali ed in basso, dov’era seminascosta tra voluminosi faldoni, prese una cartella con su scritta una lettera “M”, la aprì lentamente e, tra le varie carte, tirò fuori una piccola scheda dove con bella ed elegante calligrafia, c’era scritto:

MODOLE
Sebastiano Scaramuzza
nato in: Grado il 12 gennaio 1829
da: Scaramuzza Giacomo “Modole” - nato il : 11 marzo 1800
e Maria DeGrassi "Comandaora" - nata il: 30 agosto 1801
maritato con:Giovanna Vio - nata il: 10 dicembre 1824
data del matrimonio:  2 febbraio 1857
abitazione: Calle del Palazzo nr. 16, in Grado
notazioni: Dottore ed Emerito Professore di Filosofia
-         1862  nominato con Diploma dell’ Università di Torino professore
titolare di Filosofia al Liceo di Catania
-         1864  idem presso Liceo di Sinigaglia
-         1866  idem presso Liceo di Vicenza
-         1876 /1877/1878 Titolare della Cattedra di Etica Civile e     Diritto nell’Istituto Tecnico Professionale di Vicenza
-         Professore di Filosofia Teoretica e Morale nella Regia   Università di Padova
-         Socio Corrispondente dell’Accademia di Udine
-         Cavaliere della Corona d’Italia e Ufficiale Mauriziano

Il signor Bruno prese la scheda, la infilò nella capace tasca della sua grande giacca e quindi si rivolse alla sua impiegata: “...signora Graziella, per oggi io ho terminato e vado a casa... se per cortesia può riordinare e rimettere a posto tutte le schede ed i fogli che sono sul tavolo e poi chiudere l’ufficio a chiave... la ringrazio molto.”
Mentre usciva, il signor Bruno non potè fare a meno di leggere quanto scritto sulla bella e lucente targa di ottone bene in evidenza accanto alla porta del suo ufficio:

“ARCHIVIO DELLA PODESTERIA”
IL CANCELLIERE
Sig. Bruno Modole



                        =                      =                      =                      =                      =

23 ott 2010

Universi Paralleli


La predizione



Nella imponente sala della Biblioteca Marciana il silenzio era assoluto; solo ogni tanto si poteva cogliere il lievissimo rumore dello sfogliare di qualche pagine dei voluminosi libri o di grandi pergamene.
A tratti si udiva qualche bisbiglìo in lingua francese tra il sorvegliante della biblioteca e qualche raro avventore: le truppe di Napoleone, in quel periodo, avevano più impegni ed interessi militari piuttosto che culturali ...
L’ufficiale del II* Reggimento “Lyon” di artiglieria da campo aveva tirato fuori la sua agenda personale, un piccolo tomo rilegato in pelle con sulla copertina il suo nome: “Michel Nostradamus” e si era messo a ricopiare, con la sua minuta e bella calligrafia, quanto riportava il testo di una vecchia pergamena che aveva attirato il suo interesse:

GRADO et sue Chroniche Antique
 
...la città, con una popolazione di circa mille anime non offre che un labirinto di casupole vecchie, deformi, parte già scrostate e cadute... angustia ed isolamento...
tutto annunzia la povertà e la decadenza...
 ...  le case erano per la massima parte in sommo disordine e in cattivo stato... riservate a poche famiglie di capitalisti e proprietari di terreni in terraferma, tutto il resto della popolazione trovasi in uno stato dei più miserabili...
...  un gregge confuso di anfibie catapecchie, mal piantate... peggio difese contro il mare... e il mare cinge ogni giorno di più la basilica patriarcale...
... dopo molte mutazioni e incendiata, mai più da quest’ultima distruzione è risorta, nè altro di ragguardevole resta dentro al recinto delle in più luoghi diroccate mura che quattro chiese...
… un gravissimo e preoccupante problema della città era quello della sicurezza pubblica e dell'incolumità degli abitanti, per la presenza di persone poco raccomandabili e sediziose, che giravano armate per l'isola, minacciando e terrorizzando i cittadini di giorno e disturbando la quiete pubblica nelle buie notti.
… la precarietà del tessuto sociale e le difficoltà della vita associata testimoniano frequenti contese e anche risse furibonde, che potevano degenerare talvolta in delitti, che l'impotenza dell'autorità locale spesso non riusciva a prevenire né a reprimere.
…oltre ai reati contro la persona, vi erano quelli contro il patrimonio: i furti nelle botteghe, negli orti, nei cortili e nei pascoli, dettati sovente dallo stato di estrema indigenza di alcuni, erano quotidiani nelle aree del territorio comunale situate fuori delle mura, specialmente verso meridione…
 il titolo nobiliare della città si perde nella miseria e nello squallore ...

Sulla pergamena c’erano inoltre due piccoli disegni, che però avevano perso i loro colori originali ed erano talmente sbiaditi che quasi non si vedevano: sembrava come se qualcuno vi avesse passato sopra una pennellata di colore bianco, quasi per farli sparire ed utilizzare il loro spazio per scriverci sopra.
Un disegno poteva essere un mosaico, con grandi figure geometriche che richiamavano un soggetto che si riferiva all’acqua, al mare, alle sorgenti...  mentre l’altro, più intelleggibile, era certamente una didascalia, un accostamento di vari mestieri dell’attività umana nei luoghi di mare.
Chissà perchè, ma quanto aveva visto e letto su quell’antica pergamena gli aveva fatto venire qualcosa in mente...  erano dei pensieri e delle parole che si rincorrevano senza sosta nel suo cervello e che gli suggerivano delle frasi che doveva assolutamente trascrivere e non dimenticare.
Preso il calamaio con il nero inchiostro che lo riempiva e la grande penna d’oca, cominciò a scrivere .......

“ La quarta e 7,  la seconda con l’ultima.
Sulle abbattute rovine grandi mura risorte,
oscurato il sole, muta la campana.

Il Paradiso violato, fango, palude, acque scure,
vele ammainate, il mare non offre, le ali non volano.

La Grande Battaglia,
gli stendardi dispersi, gli stemmi abbattuti, il Regno piegato.
La straniera spada domina solitaria.

D’oltre il fiume a ponente il dittatore
duella con la caduta imperatrice.


Le spaurite genti disperse e confuse
cercando un nuovo condottiero.
Altre, impotenti ed esiliate all’Antico Nemico,
guardando vuote case sul mare.


Oblio della memoria, cancellato il ricordo,
il sangue disperso, le voci soffocate.
Nell’ambiguo regno del vil denaro
si combattono le genti.

Nel Castello del Riposo il tradimento.
Temporale, tempesta,
i nobili caduti,
servitori e sofferenti scacciati.


Calunnia, Veleno, Serpi,
il Grande Inganno ritorna.
Il Segno che decide. La strada ancora buia,
si attende il sorgere della Nuova Stella ... “


L’ufficiale francese richiuse la sua agenda, rimise al suo posto la vecchia pergamena e si incamminò verso l’uscita della maestosa biblioteca pensando: “...quando sarò rientrato nella mia guarnigione a Grado, cercherò di trovare del tempo per capire meglio quanto ho scritto oggi ...”

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(Universo Parallelo # 3.14  +  SpazioTempo # 0.11)
ASTROLABIUS:
Nella costellazione Scorpius distorsione spazio-temporale delle Coordinate 12, Arco Siderale settore primo - Quasar&Gamma standard in dimensione 7^ -
Starlight Speed  -0 Kelvin
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22 ott 2010

Grado spot



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18 ott 2010

Universi Paralleli


  “ Le Belle Arti

I due studiosi-archeologi della Sovrintendenza alle Belle Arti si erano presi un periodo di vacanza: dopo molti mesi di ininterrotto ed impegnativo lavoro presso gli ormai più che famosi scavi di Aquileia (erano iniziati quasi dieci anni prima) avevano deciso di fare un pò di relax in quel vicino piccolo paese di cui avevano sentito parlare, di quella piccola isola chiamata Grado.
Già entrando avevano notato quel bel ponte che sicuramente era stato costruito nel periodo pre-bellico e si richiamava molto al famos stile impero.
Le numerose automobili che transitavano ininterrottamente erano certamente il segnale di una notevole attività commerciale e produttiva.
Gli imponenti condomìni ed i grandiosi e torreggianti alberghi svettavano a gara per quale fosse il più maestoso ed il più alto.
Li aveva colpiti particolarmente la miriade di negozi e di ristoranti: gli abitanti di quel paese erano certamente molto ricchi.
La breve visita alla zona dove si trovavano alcune chiese li aveva lasciati un pò confusi:
la basilica era sì del V secolo, ma all’interno il tutto era troppo attuale, troppo moderno... al di là degli ormai tanto calpestati e sbiaditi mosaici non c’erano molti elementi a richiamare i tempi antichi e la storia passata.
Il battistero di S.Giovanni era danneggiato dalle infiltrazioni d’acqua ed in uno stato di abbandono totale: poteva facilmente essere scambiato per un qualsiasi spazio attiguo alla basilica, se non proprio un semplice deposito o magazzino.
La chiesa più piccola, quella di S.Maria delle Grazie, era spoglia e disadorna e non richiamava più alcun visitatore se non per una semplice preghiera.
Gli scarsi resti archeologici ancora visibili della chiesa di S.Peregrino, in piazza della Corte, avevano suscitato nei due studiosi qualche sospetto: e cioè che il coprire e pavimentare tutta l’area, lasciando alla vista solo qualche piccolo mosaico o il misero resto di un sarcofago di pietra sin troppo rovinato dalle intemperie, forse non era altro che un trucco per attirare i turisti facendo loro pensare chissà quali antichità vi si nascondessero li sotto ...
Mentre si erano avviati verso il terminal di imbarco dove il traghetto li avrebbe portati al loro hotel, anzi al loro “albergo diffuso in laguna” che avevano scelto tra le decine in offerta, ai due studiosi venne lo stesso pensiero: chissà quale importanza avrebbe potuto avere quel minuscolo paese se in effetti avesse avuto altri reperti archeologici in più, se la sua storia gli avesse lasciato qualche segno più tangibile ...
Insomma, quella piccola isola altro non era che una località balneare, un luogo di solo turismo estivo laddove si veniva per la spiaggia e per le cure termali, e certamente la sua storia e la sua importanza non poteva essere nenache lontanamente paragonata a quella di Aquileia o di altri siti archeologici li vicini.
Comunque, e qui bisognava darne atto, nei suoi ristoranti si poteva mangiare dell’ottimo pesce ...



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Universo Parallelo # 3.14  +  SpazioTempo # 0.17
Informativa Flash:
La Direzione Universale delle Belle Arti annucia che sono stati individuati e ritrovati i resti dell'antico e mitico albergo "TIZIANO".
Ulteriori informative si possono trovare su UniversWeb - ArcheoSpace.
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